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Giacinto Facchetti

                Era già Sua la storia. Ora siede sul trono dell’Eternità. 
Giacinto FacchettiGiacinto Facchetti ci ha lasciato troppo velocemente per non confondere, in questi attimi, il dolore e la rabbia,  il senso d’ingiustizia e la preghiera. Ci ha lasciato dopo aver giocato, con determinazione e stile, l’ultima partita. Spinto nel campo del dolore da un destino nascosto, improvviso, bastardo. L’atleta, nella testa e non solo nel fisico, nella morale e nei riti di una vita quotidiana all’insegna della lealtà e dello sport, ha lasciato il posto all’uomo di 64 anni sorpreso, colpito, ferito, ma non vinto. Ha stretto i denti, ha combattuto sorretto dall’affetto dei suoi cari, di Massimo Moratti, di tutta l’Inter e di tutti gli interisti, mai abbandonato dal campionato infinito di amici che aveva, che ha, che lascia attoniti, storditi, in Italia e nel mondo. Oggi ci ha lasciati il diciannovesimo presidente della storia dell’Inter, il campione nerazzurro e azzurro indimenticato e indimenticabile, il dirigente italiano stimatissimo in Fifa e Uefa,  il marito, il padre, il nonno, l’amico.
Oggi ci ha lasciato Giacinto Facchetti, una persona per bene.

F.C. Internazionale

 

È successo tutto in un maledettissimo giorno uguale a tanti altri. Un giorno senza segnali, senza avvertimenti, un giorno col cielo al suo posto, e non c’era modo di capire che un attimo dopo, si sarebbe capovolto. Quanto ci mettono a dirti che il tempo ti si è ristretto e non hai più garanzie? Pochissimo.
Per Giacinto Facchetti, quel giorno era stato fino a quel momento normale. Poi è seguito il silenzio. Lo chiedeva lui, anzi lo chiedeva quella famiglia così incredibilmente bella e unita che aveva intorno, con lui faceva un tutt’uno, erano qualcosa di raro, i Facchetti, tutti avremmo voluto una piccola parte in una famiglia così. Adesso, anche a loro, resta questo.

L
e immagini di un ragazzo diventato uomo correndo dietro a un pallone, e rimane una grande lezione di vita, perché era un uomo pacato capace di grandi slanci, corretto fino all’inverosimile, per cui nemico acerrimo di tutte le slealtà, fortissimo, integro, figlio della provincia ma abituato a sedersi a qualsiasi tavola.
Era un uomo da re e da operai. Era un amico leggendario. Era un eroe da romanzo, Arpino lo sapeva bene. Un romanzo di vita, di classe, di essenzialità.
La prima cosa che faceva dopo le partite, era chiamare casa, i suoi figli, e Massimo Moratti. Troppe volte, quando qualcuno scompare, di lui si cercano le solo le cose buone.Il fatto è che di Giacinto Facchetti puoi dire solo quelle, che di cose cattive non ne trovi. Le malattie sono bastarde. Colpiscono a caso, non interessa se uno è stato buono, cattivo, perfido. Se lascia molto amore o poco. Giacinto lascia senz’altro molto amore, e quindi un infinito dolore, dietro di sé. Ma forse è sempre così. Una cosa è la conseguenza dell’altra.
Vengono in mente tante cose. Quando raccontava di suo nonno che aveva l’Unità in tasca, e quando invece parlava del suo oratorio, dove giocava da piccolo. L’attenzione affettuosa, mai abbandonata, con cui si riferiva a Helenio Herrera. I diari del Mago li aveva tenuti lui.
L’amicizia profonda, nata che erano due ragazzi, che lo ha legato a Massimo Moratti. Fino all’ultimo, uno c’è stato per l’altro, e l’altro c’era. Credendo in un miracolo, perchè tutti ci abiamo creduto. Se c’era un uomo che se lo meritava, quello era Giacinto Facchetti. Ed era talmente forte, talmente integro, che a volte il miracolo sembrava arrivare.
La rabbia che lo prendeva quando capiva che ci stavano fregando, e lo facevano da tanto, troppo tempo.
La fretta con cui si alzava da tavola, negli alberghi, se c’era una partita in televisione.
La chiarezza con cui inquadrava caratterialmente un giocatore.
Il suo odio per il fumo, su questo era intransigente.
La gentilezza con cui parlava. La lettera che scrisse alla sorella di George Best, lo scorso anno, in ricordo di un campione diversissimo da lui, ma che aveva sempre stimato.
E la dignità con cui passò oltre la scomparsa della propria sorella, cancro, anche lei, e invece la felicità del suo primo giorno da nonno. La fermezza che aveva. I suoi occhi, così chiari. L’amicizia che dava e che ci si trovava a dargli. Lunghe ore a parlare, a valutare, a raccontarsi. Storie di calcio e di vita, giorni buoni e cattivi, una tale infinità di giorni insieme da pensare che non sarebbero finiti mai. E poi, mai così. Fino a quel giorno in cui ci ha chiesto silenzio e tutti abbiamo obbedito, stando ad aspettare un miracolo. Quando le cose finiscono, ti chiedi dove vada a finire tutto questo, se in cielo, in un’altra dimensione o in niente. Certo, ti resta nel cuore. Ma in questo momento, per tanti di noi è un cuore spezzato. È andato a pezzi in un giorno maledettamente uguale a tanti altri. Senza segnali, senza avvertimenti, col cielo che se ne stava come sempre al suo posto.
Si è capovolto all’improvviso.

 

Di Susanna Wermelinger

 

IL RICORDO DI JAVIER ZANETTI

Javier Zanetti "C'è un immenso dolore da parte di tutti noi e da parte di tutta la famiglia nerazzurra. Giacinto ci mancherà moltissimo perchè era una persona straordinaria, un essere umano molto molto buono, in tutti i sensi. Ha fatto parte e farà sempre parte della storia dell'Inter. Oggi è un giorno molto triste anche perchè lui è sempre stato vicino a noi, vicino a tutti. Ripeto: Giacinto ci mancherà tantissimo


LA CARRIERA

Giacinto Facchetti nasce a Treviglio, in provincia di Bergamo, il 18 luglio 1942. Inizia a giocare a calcio nella squadra del suo paese, ma è portato per lo sport in generale, infatti ottiene buoni risultati anche nei campionati giovanili di atletica leggera. Già a sedici anni è un promesso campione del pallone, conteso dall’Atalanta, la società di Bergamo, e dall’Inter che, alla fine, si aggiudica il ragazzo dal fisico poderoso e che, in maglia nerazzurra, diventerà una leggenda.
Facchetti esordisce nel massimo campionato italiano di calcio il 21 maggio 1961 allo stadio “Olimpico” di Roma: l’Inter vince 2-0. La domenica dopo, a Milano contro il Napoli, Facchetti segna il primo dei 59 gol realizzati con la maglia nerazzurra. E’ Helenio Herrera, l’allenatore dell’Inter più forte di sempre, dell’Inter che ha saputo vincere scudetti, Coppe Campioni e Coppe Intercontinentali, che esalta al massimo le qualità di Facchetti: terzino sinistro, sa difendere e attaccare, è talmente bravo in fase offensiva che, alcune volte, viene schierato persino nel ruolo di attaccante.
Facchetti, da calciatore, nell’Inter vince 4 campionati italiani, 2 coppe dei Campioni, 2 coppe Intercontinentali, 1 Coppa Italia. In totale, con la maglia nerazzurra, disputa 476 partite di campionato. Straordinaria anche la sua carriera nella Nazionale italiana: 94 partite, per 70 volte capitano della squadra azzurra, campione d’Europa nel 1968 e vice-campione del Mondo nel 1970 in Messico.
Conclusa la carriera da calciatore, Facchetti intraprende quella da dirigente. Sempre e comunque al fianco dell’Inter, società per la quale ricopre diverse cariche: da vice-presidente a “ambasciatore” nel mondo, da membro del Consiglio d’Amministrazione a direttore tecnico. Il 30 gennaio 2004 Massimo Moratti gli lascia la massima carica: Facchetti è il primo calciatore della storia nerazzurra a essere nominato Presidente. Sotto la sua gestione l’Inter vince uno scudetto, due edizioni della Coppa Italia e due della Supercoppa Italiana.
Da sempre considerato un calciatore simbolo del calcio mondiale, ricopre divese cariche istituzionali anche in Fifa e Uefa insieme con i grandi campioni che hanno scritto la storia dello sport. www.inter.it

 

 

                      IL  CALCIO PIANGE  GIACINTO FACCHETTI


Addio bandiera nerazzurra

 

Lasciate un messaggio di cordoglio Tutte le foto di GiacintoFacchetti in un video Gli audio di Cannavò e Beccalossi La lettera di Moratti

 

Giacinto Facchetti era nato a Treviglio nel '42. Omega

MILANO, 4 settembre 2006 - “Se ne è andata l’ultima bandiera”: frase sempre evocativa, spesso retorica e soprattutto fuori moda in un calcio business e senza anima. Ma questa volta possiamo proprio dire che l’ultima bandiera ha smesso di sventolare e, purtroppo, per sempre. Piange l’Inter, piange il mondo del calcio, per l’addio di Giacinto Facchetti, spentosi a 64 anni dopo una malattia dura e terribile, quanto veloce nel strapparlo ai propri affetti. Giacinto aveva scoperto il male solo pochi mesi fa: si è spento oggi all'Istituto dei Tumori di Milano. Lascia la moglie Giovanna e quattro figli: Barbara, Vera, Gianfelice e Luca (calciatore del Pergocrema in C2). Muore un mito, muore il capitano per eccellenza, ma si sa che i miti sono immortali e allora sembra di vederlo ancora lì. Sulla fascia sinistra ad interpretare per primo il ruolo di terzino fluidificante; a guardare la monetina che sanciva la vittoria italiana nell’Europeo casalingo del 1968; stampato per sempre nella formazione-mantra Sarti-Burgnich-Facchetti e via dicendo della Grande Inter di Helenio Herrera; monumento azzurro capace di accompagnare l’Italia attraverso 3 Mondiali con la folle e storica notte di Italia-Germania 4-3 a Messico ’70; e alla fine di recitare il ruolo di presidente nell’Inter di Massimo Moratti dopo aver fatto grande i nerazzurri di papà Angelo.

GLI INIZI Giacinto era nato a Treviglio, provincia di Bergamo, il 18 luglio 1942: non ha mai abbandonato le sue radici (abitava a Cassano d’Adda) perché amava vivere nel verde dove ritrovava l’equilibrio. Padre ferroviere, madre casalinga, un fratello e tre sorelle: ambiente sereno e pulito, il massimo per crescere una speranza. Il grande amore con l’Inter nasce però da uno “sgarbo”. Facchetti venne raccomandato a 16 anni da Meazza per un provino all’Inter, ma venne scartato dai soloni della società. Lui si rivolse all’Atalanta, firmò, ma un factotum della società milanese lo convinse a rimanere inattivo fino a novembre e quindi passare all’Inter. Era il 1958, l’inizio della leggenda. Lo spilungone di Treviglio strappato all’atletica, lavora sodo: mattina a scuola, panini al volo, poi di corsa alla stazione (accompagnato in bici dal papà), treno, tram, allenamenti e ritorno.

LA GLORIA Herrera lo vede e intuisce la stoffa del campione, fino a farlo debuttare il 21 maggio 1961 in Roma-Inter 0-2. La settimana dopo ancora in campo e partita sbloccata con un gol in Inter-Napoli 3-0. Facchetti cresce, supera le critiche di San Siro per una stagione opaca e nel 1963 si laurea campione d’Italia per la prima volta. E’ l’anno della conferma perché il 27 marzo debutta con l’Italia ad Instanbul con la Turchia (0-1). Non si sfilerà più la maglia azzurra: 94 presenze, 70 da capitano e 3 gol con il trionfo dell’Europeo 1968 e il titolo di vice-campioni del mondo nel 1970. Il Mago Herrera lo trasforma nel primo terzino-bomber della storia, il primo terzino fluidificante che attacca sulla fascia, il punto di riferimento di sua maestà Beckenbauer. Nel 1964 perde lo spareggio scudetto con il Bologna, ma si rifà con la Coppa Campioni e Intercontinentale. Il bis nel 1965 in Europa, nel Mondo e anche in Italia con il secondo scudetto. Il 1966 porta ancora tricolore e la prima fascia di capitano con l’Italia: a Milano il 1° novembre nel successo sull’Urss dopo la disfatta mondiale con la Corea del Nord (il ricordo più doloroso della carriera).

LA FAMIGLIA Le vittorie si accoppiano con lo stile, l’eleganza e la serietà. Il matrimonio con il nerazzurro è felice e nel 1967 si “affianca” a quello di vita con l’amata Giovanna, conosciuta in una balera di Rivolta d’Adda. Viaggio di nozze ad Orvieto: lui in caserma per servizio militare, lei in una pensioncina. I quattro figli coroneranno il sogno d’amore. Sul campo Giacinto gioca e vince: il quarto scudetto arriva nel 1971 e l’ultimo successo è la Coppa Italia del 1978, quando la carriera è al termine. Saluta il campo a 36 anni, il 7 maggio ’78 in Inter-Foggia 2-1 con un autogol: quasi una beffa del destino per il terzino goleador che aveva collezionato 475 partite in serie A con 59 gol (634 in totale con 75 gol), tutto con la maglia nerazzurra.

IL PRESIDENTE Dopo una brevissima parentesi di 9 mesi da vicepresidente dell’Atalanta nel 1980 (sempre il nerazzurro…), Giacinto rientrò in orbita Inter come dirigente nel 1985 con Pellegrini. Dieci anni dopo arriva Massimo Moratti: il simbolo è sempre al suo fianco, nel novembre 2001 diventa vicepresidente, soffre per il 5 maggio e dal gennaio 2004 è la bandiera del club. Miglior persona non si poteva trovare come 19° presidente dell’Inter, miglior carriera nerazzurra non poteva capitare al “Cipe”, come lo chiamava il Mago Herrera dopo che Buffon gli aveva storpiato il cognome in “Cipelletti” nel ’60.

L’UOMO Lascia un uomo tutto di un pezzo: venne definito “terzino e gentiluomo”. Troppo poco per un giocatore che chiuse la carriera con la Nazionale come capitano non giocatore nel 1978. Poteva ribellarsi ad un ruolo non suo: invece zero polemiche, aiutò sempre Bearzot nel Mondiale argentino e trovò la “gloria letteraria” nell’eroe di “Azzurro tenebra”, il romanzo di Giovanni Arpino, suo grande amico e padrino di Gianfelice. Il gigante che da piccolo sognava di fare il muratore, perché era felice quando dal primo piano di una casa in costruzione poteva tuffarsi su un mucchio di sabbia, chiudeva una carriera esemplare (un solo rosso per un applauso ironico all’arbitro Vannucchi nel 1975 con San Siro) tra i dolci ricordi e la consapevolezza di essere un simbolo del calcio italiano. Sempre a testa alta, in campo e fuori, amato dagli interisti e non solo. Ci mancherà, sembra retorica, ma non lo è.

di    Gianluca Oddenino                 www.gazzetta.it               

 


 

In Nazionale:

Curriculum nell'INTER

Presenze e gol in Serie A: 476 - 59

Presenze e gol Coppe internaz.: 73 - 6

Presenze e gol Coppe italiane: 85 - 10

Esordio: 03.05.1961 (C.Fiere)

Ultima partita: 07.05.1978 (Serie A)

Attualmente: Vice-presidente dell'Inter

Ha vinto: 4 Scudetti (1963 - '65 - '66 - '71);

1 Coppa Italia (1978); 

2 Coppa dei Campioni (1964 - 1965)

2 Coppa Intercont. (1964 e 1965)

Minuti giocati: 8381
Partite disputate: 94
Vittorie: 52
Pareggi: 25
Sconfitte: 17
Gol: 3

Giacinto Facchetti nasce a Treviglio (Bergamo) il 18.07.1942. Arriva al calcio dall'atletica, possedendo infatti caratteristiche fisiche perfette: altezza, fisico imponente, classe ed eleganza nei movimenti. 

E' considerato infatti uno dei più bravi ed eleganti terzini di tutti i tempi.  Probabilmente avrebbe avuto grandi possibilità anche nel ruolo di attaccante.

Calcisticamente, Facchetti nasce nella squadra dell'Atalanta. 

Notato dall'Inter, si trasferisce a Milano - alla corte del grande Helenio Herrera - col quale vince tra l'altro due Coppe Intercontinentali. 

Esordisce in Serie A il 21.05.1961, nella partita Roma-Inter, vinta dall'Internazionale per 0-2.

Herrera gli cucì addosso un ruolo nuovo e lui diventò il primo terzino "fluidificante". 

Oggi il vicepresidente dell'Inter dice con un pizzico di orgoglio: "All'estero vedevano un difensore che attaccava e cominciarono a studiarmi. 

"Terzino alla Faccetti", dicevano. Faceva piacere".
Il suo esordio in Nazionale avviene  invece il 27-3-63, con l'incontro Turchia-Italia, conclusosi con la vittoria italiana per 0-1.
Disputa con la maglia azzurra ben 94 incontri e in questo contesto è tra i primatisti, preceduto come numero di presenze solo da Maldini e Zoff. In Azzurro gioca ai Mondiali del '66 in Inghilterra (terminati purtroppo male per la Nazionale), negli Europei del '68 (vinti in casa dall'Italia), nei Mondiali di Messico '70 (dove arriviamo secondi), negli Europei del '72 (dove l'Italia esce agli ottavi) e negli sfortunati Mondiali del '74. Dopo quasi 15 anni, l'ultima partita in  Nazionale è quella del 16 Novembre 1977: Inghilterra - Italia (2-0). 

Facchetti costituisce veramente una svolta per il calcio italiano. E' stato il primo difensore a segnare tanti goals senza battere rigori, inventando un modo di giocare rivoluzionario: un difensore che gioca per segnare, molto tempo prima di Cabrini e Maldini. 

Il suo fair play è sempre stato leggendario e certo anche questo lo ha reso uno dei calciatori italiani più famosi degli anni '60 e '70.

Il gol più famoso di Facchetti è forse quello segnato nel 1965, contro il Liverpool, nella semifinale della Coppa dei Campioni. Il Liverpool aveva vinto il primo incontro per 3-1, e l'Inter per entrare in finale doveva vincere 3-0. Facchetti segnò il terzo e decisivo gol, con un destro incredibile, battendo il portiere del Liverpool,  Lawrence.

Una leggenda dell'Inter e del calcio: Facchetti, la storia

Lorena Lathrop racconta la vita del grande terzino neroazzurro (da GOL CALCIO )

Profilo (in inglese): http://dspace.dial.pipex.com/bob.dunning/facchett.htm

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La carriera di Giacinto Facchetti

Stagione

Campionato

Coppe Europee

Coppa Italia

Vittorie

Pres.

Gol

Pres.

Gol

Pres.

Gol

1960/61
3
1
1
0
0
0
 
1961/62
15
0
6
0
0
0
 
1962/63
31
4
0
0
2
0

Scudetto

1963/64
33
4
9
0
0
0

Coppa dei Campioni

1964/65
32
2
6
1
3
0

Coppa Intercontinentale(3-0) 

Coppa dei Campioni

1965/66
32
10
5
2
1
0

Coppa Intercontinentale 

1966/67
34
4
10
2
2
0
 
1967/68
28
7
0
0
9
2
 
1968/69
30
6
0
0
3
1
 
1969/70
28
5
8
0
6
1
 
1970/71
30
5
2
0
3
0

Scudetto

1971/72
27
4
9
1
8
1
 
1972/73
29
1
5
0
10
3
 
1973/74
28
2
2
0
7
0
 
1974/75
23
0
3
0
8
1
 
1975/76
28
3
0
0
10
0
 
1976/77
27
1
1
0
9
1
 
1977/78
18
0
1
0
4
0

Coppa Italia

 

Presenze e risultati di Giacinto Facchetti in Nazionale

Data Gara Risultato Gol
16/11/1977  INGHILTERRA - ITALIA   2 - 0   
15/10/1977  ITALIA - FINLANDIA   6 - 1   
8/10/1977  GERMANIA - ITALIA   2 - 1   
8/6/1977  FINLANDIA - ITALIA   0 - 3   
17/11/1976  ITALIA - INGHILTERRA   2 - 0   
16/10/1976  LUSSEMBURGO - ITALIA   1 - 4   
5/6/1976  ITALIA - ROMANIA   4 - 2   
31/5/1976  BRASILE - ITALIA   4 - 1    
28/5/1976  INGHILTERRA - ITALIA   3 - 2    
23/5/1976  USA - ITALIA   0 - 4    
7/4/1976  ITALIA - PORTOGALLO   3 - 1   
22/11/1975  ITALIA - OLANDA   1 - 0   
26/10/1975  POLONIA - ITALIA   0 - 0   
27/9/1975  ITALIA - FINLANDIA   0 - 0   
8/6/1975  URSS - ITALIA   1 - 0   
5/6/1975  FINLANDIA - ITALIA   0 - 1    
19/4/1975  ITALIA - POLONIA   0 - 0    
28/9/1974  JUGOSLAVIA - ITALIA   1 - 0    
23/6/1974  POLONIA - ITALIA   2 - 1   
19/6/1974  ITALIA - ARGENTINA   1 - 1    
15/6/1974  ITALIA - HAITI   3 - 1    
8/6/1974  AUSTRIA - ITALIA   0 - 0    
26/2/1974  ITALIA - GERMANIA   0 - 0   
14/11/1973  INGHILTERRA - ITALIA   0 - 1   
20/10/1973  ITALIA - SVIZZERA   2 - 0   
29/9/1973  ITALIA - SVEZIA   2 - 0    
14/6/1973  ITALIA - INGHILTERRA   2 - 0   
9/6/1973  ITALIA - BRASILE   2 - 0    
31/3/1973  ITALIA - LUSSEMBURGO   5 - 0   
25/2/1973  TURCHIA - ITALIA   0 - 1   
13/5/1972  BELGIO - ITALIA   2 - 1    
29/4/1972  ITALIA - BELGIO   0 - 0    
4/3/1972  GRECIA - ITALIA   2 - 1   
20/11/1971  ITALIA - AUSTRIA   2 - 2    
9/10/1971  ITALIA - SVEZIA   3 - 0    
25/9/1971  ITALIA - MEXICO   2 - 0    
9/6/1971  SVEZIA - ITALIA   0 - 0    
10/5/1971  IRLANDA (EIRE) - ITALIA   1 - 2    
20/2/1971  ITALIA - SPAGNA   1 - 2    
8/12/1970  ITALIA - IRLANDA (EIRE)   3 - 0    
31/10/1970  AUSTRIA - ITALIA   1 - 2   
17/10/1970  SVIZZERA - ITALIA   1 - 1    
21/6/1970  BRASILE - ITALIA   4 - 1    
17/6/1970  ITALIA - GERMANIA   4 - 3    
14/6/1970  ITALIA - MEXICO   4 - 1    
11/6/1970  ITALIA - ISRAELE   0 - 0    
6/6/1970  ITALIA - URUGUAY   0 - 0    
3/6/1970  ITALIA - SVEZIA   1 - 0    
10/5/1970  PORTOGALLO - ITALIA   1 - 2    
21/2/1970  SPAGNA - ITALIA   2 - 2    
22/11/1969  ITALIA - GERMANIA EST   3 - 0    
4/11/1969  ITALIA - GALLES   4 - 1    
24/5/1969  ITALIA - BULGARIA   0 - 0    
29/3/1969  GERMANIA EST - ITALIA   2 - 2    
5/1/1969  MEXICO - ITALIA   1 - 1    
1/1/1969  MEXICO - ITALIA   2 - 3   
23/10/1968  GALLES - ITALIA   0 - 1   
10/6/1968  ITALIA - JUGOSLAVIA   2 - 0    
8/6/1968  ITALIA - JUGOSLAVIA   1 - 1    
5/6/1968  ITALIA - URSS   0 - 0    
20/4/1968  ITALIA - BULGARIA   2 - 0    
6/4/1968  BULGARIA - ITALIA   3 - 2    
23/12/1967  ITALIA - SVIZZERA   4 - 0    
18/11/1967  SVIZZERA - ITALIA   2 - 2    
1/11/1967  ITALIA - CIPRO   5 - 0   
25/6/1967  ROMANIA - ITALIA   0 - 1   
27/3/1967  ITALIA - PORTOGALLO   1 - 1    
22/3/1967  CIPRO - ITALIA   0 - 2   1 
26/11/1966  ITALIA - ROMANIA   3 - 1    
1/11/1966  ITALIA - URSS   1 - 0    
19/7/1966  COREA DEL NORD - ITALIA   1 - 0    
16/7/1966  URSS - ITALIA   1 - 0    
13/7/1966  ITALIA - CILE   2 - 0    
29/6/1966  ITALIA - MEXICO   5 - 0    
22/6/1966  ITALIA - ARGENTINA   3 - 0    
18/6/1966  ITALIA - AUSTRIA   1 - 0    
14/6/1966  ITALIA - BULGARIA   6 - 1    
19/3/1966  FRANCIA - ITALIA   0 - 0    
7/12/1965  ITALIA - SCOZIA   3 - 0   1 
9/11/1965  SCOZIA - ITALIA   1 - 0    
1/11/1965  ITALIA - POLONIA   6 - 1    
27/6/1965  UNGHERIA - ITALIA   2 - 1   
23/6/1965  FINLANDIA - ITALIA   0 - 2    
16/6/1965  SVEZIA - ITALIA   2 - 2    
18/4/1965  POLONIA - ITALIA   0 - 0   
5/12/1964  ITALIA - DANIMARCA   3 - 1   
4/11/1964  ITALIA - FINLANDIA   6 - 1   1 
10/5/1964  SVIZZERA - ITALIA   1 - 3   
11/4/1964  ITALIA - CECOSLOVACCHIA   0 - 0    
10/11/1963  ITALIA - URSS   1 - 1   
13/10/1963  URSS - ITALIA   2 - 0    
9/6/1963  AUSTRIA - ITALIA   0 - 1    
12/5/1963  ITALIA - BRASILE   3 - 0    
27/3/1963  TURCHIA - ITALIA   0 - 1    

 

Football tore him away from track, turning him into one of the greatest sweepers in Italian football. Discovered in Atalanta's youth team, he had his international debut in Helenio Herrera's great Inter, and then played for the National Team for whom he appeared 94 times.

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UNA LEGGENDA DELL'INTER E DEL CALCIO: FACCHETTI, LA STORIA 

Lorena Lathrop racconta la vita del grande terzino neroazzurro (da GOL CALCIO )

 

Sono passati quarant'anni dal giorno in cui Helenio Herrera, guardando una prova non soddisfacente di un terzino, disse: "Questo ragazzo sarà una colonna fondamentale della mia Inter". Lo spilungone bergamasco, nato il 18 luglio 1942, era al suo esordio assoluto in serie A, (21 maggio 1961, Roma-Inter 0-2). Non aveva convinto troppo, ma quella profezia si rivelò abbastanza azzeccata, e una volta inserito nel meccanismo d'orologio che erano i nerazzurri, vide pentirsi i critici.

Alla Trevigliese dei suoi esordi Giacinto Facchetti non era terzino, bensì attaccante, ma una volta arrivato in nerazzurro il Mago lo piazzò in difesa. Il dono della sua antica posizione, lo scatto, era l'arma in più che cercava: un terzino diventato all'improvviso ala, avanzando alla porta rivale. Inatteso goleador oltre che forte nei recuperi, Facchetti si fece un nome prestissimo nella compagine bauscia ed iscrisse il proprio nome in tutte le prodezze degli anni d'oro della Grande Inter.

Senza paura di sbagliarsi, chiunque poteva dire che per il laterale sinistro c'era un Prima e un Dopo Facchetti. 

Infatti, la sua ascesa fu presa in considerazione presto per il nuovo Commisario Tecnico Edmondo Fabbri, che lo chiama per le qualificazioni della Coppa Europea di Nazioni il 27 marzo 1963 contro la Turchia ad Istambul (vince l'Italia per 1-0). 

Per il primo gol deve aspettare 20 mesi, sbloccando il risultato al primo minuto (!) della gara ad eliminazione con la Finlandia, finita 6-1 per gli azzurri. 
L'annata 1963 é speciale. Con 49 punti, 4 di vantaggio sulla Juventus - vendicando la situazione del 1961 - 19 vittorie, 11 pareggi e 4 sconfitte, 56 gol fatti e 20 subiti, l'Inter vince lo scudetto ed arriva l'anno successivo in CoppaCampioni, trovandosi di fronte il Real
Madrid e battendolo con due gol di Mazzola ed uno di Milani. 

Dopo batte anche l'Independiente di Avellaneda in tripla finale (0-1, 2-0, 1-0 a Madrid) ed é il primato interista ad opporsi alla prima CoppaCampioni milanista: campioni del mondo. Il terzino bergamasco riceve lodi in tutte le lingue, ma c'e perplessitá rispetto al suo impiego in un ruolo difensivo, dove la velocitá viene dosata in ben altra maniera. 

La mobilitá che Fabbri si auspicava dei suoi terzini in Nazionale, e che Facchetti aveva, non arrivó, principalmente perché i primi due anni in maglia azzurra non significarono per lui la grande svolta che molti si aspettavano, il Club Italia che rinverdirebbe i fasti con una Nazionale  interamente italiana.
Tanto piú che durante il 1965  l'Inter continuava a vincere ancora, rinnovando il titolo  nazionale dopo la Pasqua di Sangue con il Bologna dell'anno scorso, continentale contro il Benfica, e mondiale ancora sull'Independiente, stavolta in doppia finale (3-0, 0-0).

Tre lunghezze sul Milan, 54 punti, 22 vittorie, 10 pareggi e due sconfitte, 68 gol fatti, 29 subiti, questi i numeri del campionato. Si ripeterà di nuovo nel 1966 con 50 gol, 20 vittorie, 10 pareggi e 4 sconfitte, 70 gol fatti e 28 subiti: s'incorona campione di nuovo.
Nell'Inter c'era un altro fattore negativo, oltre ai trionfi: la novità della sua posizione lo fa soffrire una strana dualità con Sandro Mazzola, se uno dei due non segna, si comincia a patire la crisi. Come se non bastasse questo tormentone, i rapporti tra lui e Fabbri si incrinano.
Scoppia tutto dopo il primo amichevole, già ottenuti i biglietti per Inghilterra. Uno 0-0 con la Francia che sollevò le ire dei tifosi proprio come uno 0-0 a Varsavia undici mesi prima. Era il momento propizio per far sì che il gruppo interista - marginato come blocco dalla Nazionale di Fabbri e sentendosi bacchettato dall'allenatore - passasse proprio allora al contrattacco. Il CT sosteneva di non poter trapiantare un modulo senza il giocatore cardine - Suàrez - e i giocatori (Corso e Facchetti in primis) si lagnavano delle scelte del tecnico romagnolo.
"Il vero calcio italiano è quello dell'Inter e non quello della Nazionale italiana", apre i fuochi alla stampa francese un - a dir poco - insoddisfatto Facchetti, che spiega di non aver realizzato reti, sua specialità cardine "perchè il signor Fabbri ci proibisce di andare avanti. Lui vuole solo pareggiare, e con i soli pareggi non arriveremo da nessuna parte in Inghilterra".

Profetiche parole. "Giacinto Magno", come lo chiamò Brera, ebbe dura vita ai mondiali inglesi, specialmente di fronte al russo Cislenko, l'ala che segnò la rete della vittoria dell'Urss, e non meno contro i coreani. Si macchia così della caduta sportiva più vergognosa del calcio italiano, ma anche questa volta risorge. Dopo la Corea, è fatto capitano a soli 24 anni e riprende con la solita forza la strada.

Mentre l'Inter nel 1967 andava incontro a Mantova e falliva a conquistare una storica tripletta, Facchetti avanzava verso la gloria mondiale. E se qualcuno prima dubitava del suo ruolo e parlava di crisi e della cosiddetta "alimentazione di guerra", presto dovette ricredersi. La rivincita giungerà sotto forma della prima e sin qui unica Coppa Europea delle Nazioni vinta dall'Italia (1968). Una coppa segnata dall'azzardo, una semifinale giocata sul lancio della monetina che Facchetti stesso scelse. Capitano nel bene e nel male, dunque, è tra i giocatori di rilievo ad aver giocato in tutte e tre le Nazionali: Giovanile, B (1 partita ognuna) e naturalmente A.
In Messico, tre anni dopo, sembrava la volta buona per mettersi in mostra. Smarrito all'inizio come la maggioranza degli azzurri per altezza, pressione e caldo, via via il suo gioco andò migliorando, e anche se la finalissima lo vide con il solito "animus pugnandi", finì con un 4-1 sfavorevole agli azzurri, ma con l'orgoglio rifatto. Tra i tantoi della Corea che volevano rivincita, Facchetti fu uno che agli occhi di tutti cresce e rinasce.
Anni dopo ricorderà questa altalena: "Mi volevano condannare all'ergastolo quando ci sconfisse la Corea ai Mondiali d'Inghilterra, e quattro anni dopo, quando vincemmo sulla Germania per 4 a 3 in Messico, raggiungendo la finale con i brasiliani, la polizia dovette fare un'operazione di sicurezza per evitare che i tifosi prendessero me e mia moglie e ci portassero in trionfo. Comunque, fra i tanti difetti, il calcio è una delle poche cose che all'estero fanno parlar bene degli italiani".
La Vecchia Guardia interista chiude il ciclo di Herrera: vincerà uno scudetto con Invernizzi nel 1971, ma non sarà mai lo stesso. Giacinto ammira il Mago oltre ogni limite: la visione e la competenza del suo allenatore lo esaltano. Ne diventa amico, ne canta le imprese, resta affascinato dalla maniera di affacciarsi al gioco che ha l'argentino - spagnolo - franco - marocchino.

E Facchetti si avvia alla ripartenza. I Mondiali di Germania sono il suo canto del cigno: attorno a lui, all'Inter e nella Nazionale, i compagni di molte battaglie vanno via oppure si ritirano. E lui resta, consapevole di poter ancora smentire chi lo definisce vecchio e finito.
Nella metà degli anni Settanta, Facchetti chiede a Suàrez - diventato allenatore dell'Inter - di provare a fargli fare il libero. Lo spagnolo resta convinto delle qualità del suo antico compagno: un libero mobile, plastico, un po' troppo "cavalleresco" per i suoi gusti, ma infine un grande libero. In questa veste riconquista il posto di diritto e, incredibilmente, ritorna in Nazionale per arrivare al suo quarto mondiale.
Qui arriva la tragedia. Giocando per l'Inter Facchetti s'infortuna e, stringendo i denti, torna, anche se non in piena forma. Quando Bearzot chiama i 22 per andare in Argentina, in un atto di grande sincerità sportiva, il capitano gli fa sapere di non stare nella forma migliore e chiede al tecnico di scegliere un altro al posto suo. Andò ugualmente, l'Italia arrivò quarta e per lui fu la prima volta da dirigente accompagnatore.
Il 16 novembre 1977, con 94 partite da capitano azzurro, Giacinto Facchetti lascia la Nazionale con questo record, superato solo da Zoff e Maldini II.
L'addio per l'Inter arriva il 7 maggio 1978, vincendo 2-1 sul Foggia: neòll'arco della pulitissima carriera era stato espulso una sola volta. Fa il dirigente, lascia l'Inter solo per fare il vicepresidente dell'Atalanta, poi torna al suo grande amore.
Fa il dirigente accompagnatore, ora rappresenta l'Inter all'estero. L'ultimo progetto di Helenio Herrera - farlo diventare l'allenatore dell'Inter con lui come direttore tecnico - non ebbe fortuna. Ora Facchetti custodisce gelosamente i taccuini del Mago allo stesso modo in cui pattugliava l'area. Guai a pensare che questa sia la sua ultima sosta: a sessant'anni compiuti Giacinto Facchetti può ancora battersi e provare che può fare di tutto. E incominciare a percorrere un'altra strada vincente.

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