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MILANO – Natale
con Gino Strada, interista, fondatore di Emergency, presente
negli ultimi anni in quindici paesi per strappare alla morte
bambini, donne, uomini, loro malgrado travolti dalla Guerra.
Dalle bombe in Afghanistan, agli eccidi nel cuore dell’Africa,
quindi in Iraq, Gino Strada, chirurgo, ha allestito ovunque
campi di primo intervento, ospedali, salvando vite. La sua
associazione si è trasformata in un soggetto sociale, presente
ovunque in Italia: aggrega forze, muove le coscienze, stmola
governi e autorità, è pungolo verso i pigri e formali
difensori della convivenza civile. Gino Strada è una persona
come noi, anche se le sue mani compiono quei miracoli laici
che, oggi, a Natale, vogliamo santificare. Miracoli da gente
normale, che poi si arrabbia se vede l’ingiustizia, si
scandalizza e si batte quando la vita è profonata e che
gioisce per le cose piccole e grandi della nostra esistenza,
come le gioie individuali o per qualche gioia collettiva, come
l’Inter. Mai ha abbandonato il pensiero della nostra squadra,
anche sotto le bombe in Afghanistan, anche quando, in mezzo al
deserto un solo satellitare permetteva di chiamare l’amico
Massimo Moratti per sapere le ultime sulla nostra squadra. A
lui e a tutti gli autentici portatori di pace Buon Natale.
- La guerra è alle porte. Un Natale
cupo e denso di preoccupazioni. Eppure ci sono oasi di
serenità.
“Meglio parlare subito delle cose belle che, appunto, danno
serenità. L’Inter è una di queste. L’Inter quest’anno la vedo
una squadra, giocatori motivati, oltre ad essere tecnicamente
di livello, ottimi giocatori che fanno vedere un buon calcio.
La cosa che mi piace è scoprire il vero entusiasmo di questo
gruppo. Vederlo in campo. Intuirlo nelle fasi difficili di una
partita”.
- Tanti impegni, ma quando può lei è a San Siro.
“Ho visto Inter- Atalanta, Inter-Brescia, ad esempio.
Sono stato contento di vedere la straordinaria giornata di
Bobo Vieri contro il Brescia. Bobo è un mio beniamino, quel
giorno mi ha fatto davvero contento”.
- Senza più Ronaldo, cosa significa
per un tifoso che di solito si lega a certi campioni?
“Io considero Ronaldo un capitolo chiuso. In che squadra
gioca? Gioca in Spagna, mi pare, al Real, no?. Io credo nell’Inter
che significa amicizia, significa valori, riconoscenza,
solidarietà. Se tradisci questi valori, come è stato nel caso
di Ronaldo, allora non appartieni più a questa comunità.
Capitolo chiuso. E per questo, invece, mi piace Cuper”.
- Un allenatore speciale...
“Cuper è l’antitesi del divo, Cuper non tradisce, qualcuno,
anche di quelli che abbiamo avuto in passato, magari con la
puzza sotto il naso, recita. Cuper no. Cuper è proprio uno di
noi”.
- E passiamo al comandante en jefe,
Massimo Moratti...
“Io a Massimo voglio bene. E questo va al di là di ogni
passione. E’ uno splendido innamorato dell’Inter. E’ una
persona con dei valori. Io dico... Massimo a vita. Mi
accompagno con un motto che porto in un cartoncino: Massimo
Moratti, minimo Berlusconi”.
MILANO –
Intervista a Gino Strada (terza parte).
- Il giocatore che l’ha più colpita,
quest’anno, nell’Inter.
“Io dico Emre . Non solo perchè ha dei piedi che sono una
delizia. Non solo. Perchè corre 90 minuti interi, non lascia
tranquillo l’avversario, è uno da slogan, che davvero non
molla mai. Piedi alla Diego, come ormai dicono. Io penso sia
davvero un grande talento: pochissimi hanno un talento di
questo livello fra i centrocampisti che giocano nel campionato
italiano”.
- Natale in testa alla classifica....
“Sì, Natale primi, anche se insieme al Milan. Abbiamo una
squadra minore al nostro fianco, diceva un grande amico.
Pensando a quello che potrebbe succedere in Iraq, a questa
cieca volontà di guerra, che davvero toglie la tranquillità,
io dico: godiamoci per qualche momento, finchè si può il primo
posto in classifica”.
- Guerra alle porte, proprio a
Natale. Sembra che la si voglia fare a tutti costi, oltre ogni
ragionevole dubbio.... Il motivo è sempre lo stesso, la paura
del terrorismo, le armi di distruzioni di massa...
“Io credo che ci sia davvero un po’ di confusione. Guerre
contro il terrorismo? Le guerre che ultimamente ho visto,
tredici purtroppo, sono tutte guerre terroristiche. Semplice:
se in una guerra il novanta per cento dei morti sono civili,
siamo di fronte ad una guerra terroristica. La cosa la si
capisce bene se si sceglie un punto di vista diverso da quello
che solitamente ascoltiamo. Se ci si mette dal punto di vista
di chi le guerre le subisce, la cosa è evidente. Dal Congo,
alla Cecenia, dall’Afghanistan all’Iraq, quelle guerre sono
per il petrolio, per i diamanti e intanto distruggono case,
vite, risorse, condizioni elementari di sopravvivenza, si
distrugge il futuro. Ecco cosa è la guerra, oggi, negli ultimi
anni”.
- Lei è stato in Afghanistan. Ha
lavorato allestendo pronti soccorso e ospedali. La guerra si è
dimostrata un fallimento: tanti, tantissimi morti, il
cosiddetto problema del terrorismo che resta, l’incapacità di
portare pace.
“La situazione in Afghanistan dimostra che la guerra non
risolve il problema della guerra. Una nazione e i popoli che
vi convivono senza le influenze di Russia, Pakistan, Stati
Uniti sarebbero vissuti meglio. Se ciascuno di questi paesi,
anzichè impegnarsi in quella regione, per difendere i propri
interessi e le proprie sfere di influenza avesse piantato semi
di democrazia, aiuti veri, senza tutto il carico di violenza
cui abbiamo assistito, adesso la situazione sarebbe diversa.
- Portare la pace, difendere la vita.
Recentemente sono state bloccate dagli Stati Uniti le
esportazioni di medicine salva Aids a costi accessibili per il
terzo mondo, nonostante fin dal G8 di Genova si fosse parlato
di grande successo in relazione a presunti stanziamenti per la
lotta all’Aids. La motivazione addottata dagli Usa è che le
medicine salva Aids non possono arrivare al terzo mondo a
prezzi accessibili per difendere le royalties delle case
farmaceutiche. Commentavano negli Usa: così facendo si
arriverà a rendere pubblici i brevetti anti-calvizie. Ma,
davvero, con che persone abbiamo a che fare?
“E’ questo il nervo scoperto del sistema. Si pensa che il
pianeta possa progredire basandosi sul profitto. Ma il
profitto è un vantaggio di una parte su un’altra. Il profitto
è per pochi contro i tanti che il profitto lo subiscono. Si
calcola che cento famiglie al mondo possiedano quello che
l’intero continente africano non riesce a possedere e che la
differenza fra il nord e il sud del pianeta sia davvero
eclatante con oltre l’80 per cento delle risorse nelle mani di
circa il 20 per cento della popolazione. E’ questa ingiustizia
che genera violenza e che nelle forme attuali sfocia nel
terrore individuale”.
- Girare le spalle alla vita: negando
le medicine e uccidendo suicidanosi, che nesso?
“Il terrorismo kamikaze è una cosa che sconvolge perchè è
assurdo vedere ragazze e ragazzi che ammazzano se stessi per
ammazzare gli altri. Chi non coglie i segnali di
autodistruzione da questa tragedia, significa che ignora tutto
il resto. E il resto è evidente. Negare la vita, proibendo
medicine e facendosi saltare in aria appartiene alla cultura
della indifferenza alla vita. Dovremo costruire un mondo dove
c’è rispetto per la vita: se invece si va in direzione
contraria, significa che abbiamo fallito. E’ pazzesca
l’arroganza di chi assiste alla morte di chi ha diritto alle
cure, non so come la vogliamo chiamare questa legge, il
mercato? Negare la medicina a chi muore e farsi esplodere per
uccidere sono segnali osceni che deridono i valori autentici,
di vita. Il Dio denaro viene santificato in questo modo di
pensare: se io possiedo posso togliere. E le classi politiche
non sanno come gestire questa contraddizione. E le scelte
vengono sempre fatte su visioni miopi”.
- Tante gente, in Europa, è contro la
guerra. I governi, invece la pensano diversamente. Che fare?
“La campagna di Emergency: ‘fuori l’Italia dalla guerra’ credo
abbia ottenuto dei successi. La gente in Italia, lo dicono i
sondaggi, è all’80 per cento contro la guerra. Un anno fa era
diverso, c'era una sorta di ubriacatura. Quindi qualcosa si è
fatto per muovere le coscienze. Il problema è semplice.
Bisogna anche battere l’informazione distorta. Diffidate
quando ascoltate la parola comunità internazionale, l’opinione
comune e tutte quelle espressioni che ci fanno credere che
esiste un consenso generale attorno alla guerra. Non è così:
si spaccia la comunità internazionale per il consesso dei
ricchi, dai quali, in realtà, i poveri del mondo sono esclusi.
Si parla di diritti umani, ma in realtà è diritto per pochi,
mentre gli altri ne sono esclusi. Se in Mali la gente muore e
così in decine e centinaia di altri posti, che senso ha
parlare di vita e diritti umani? I diritti umani o sono di
tutti o sono semplicemente privilegi. L’idea che tremila morti
civili a New York contino di più di tremila morti civili a
Kabul è aberrante. Ogni essere umano è uguale, ha gli stessi
diritti. Lo dice la dichiarazione universale dei diritti
dell’uomo”.
- Guerra vicina, è pessimista?
“Io sono ottimista. La gente sta capendo. La guerra si vuole
fare in Iraq solo per controllare il perolio iracheno, è
evidente. L’Iraq ha subito un milione e mezzo di morti in 11
anni per l’embargo che ha colpito soprattutto i bambini,
privati delle medicine. L’argomento che si utilizza è che
bloccare l’embargo avrebbe favorito Saddam che preferisce le
armi alle medicine. Ma è proprio questo argomento che deve
spingere a dare medicine alla gente irachena. E se si spinge
tutti alla guerra, si spingerà l’Iraq a trovare una
giustificazione alle armi. E poi In caso di guerra ci saranno
ritorsioni, anche nel nostro paese, e comincerà quel ping pong
dell’orrore cui assistiamo, ad esempio, in Palestina. Dal
quale è difficile uscire, ma facilissimo entrare. Io credo che
gli italiani abbiano paura di finire dentro questo incubo,
come appare pericoloso il ragionamento che andrebbe bombardato
chi possiede armi di distruzione di massa. In questa maniera
si giustificherebbe la guerra contro chiunque. Discorso
pericoloso perchè qualcuno potrebbe rovesciarlo sugli Stati
Uniti che sono il maggior produttore e detentore mondiale di
armi di distruzione di massa”.
- Cosa farà lei in caso di guerra?
“Sono stato a Bagdad un mese fa e ho cominciato a parlare per
aprire un centro chirurgico nella capitale. In Iraq, Emergency
ha due centri chirurgici, due centri di riabilitazione, alcuni
punti di pronto soccorso, vorremmo costruire un centro
chirurgico in più nel sud e un altro nel Nord. Sarò di nuovo a
Bagdad in gennaio, ma prima passerò per Kabul. Il nostro
mestiere è salvare le vite umane. Se siamo morti non ha senso
più niente, nemmeno l’Inter”.
- Cosa spera per Natale.
“ Se si fossero impiegati i miliardi di dollari utilizzati per
la guerra per costruire ospedali e scuole non ci sarebbe stato
tutto questo. I diritti umani sono fondamento di pace. Ma
devono essere diritti per tutti: questo è il fondamento della
pace”.
- Natale triste anche nel luogo sacro
della Natività, Betlemme, città blindata.
“Betlemme è un simbolo del nostro dolore. E dico una cosa, la
dico da non credente: mai la Chiesa è stata così chiara contro
la guerra, mai il messaggio del Papa è giunto così forte:
questa che vogliono fare è una guerra di aggressione.
Assistiamo in queste ore in televisione e altrove alla
ridicolizzazione del messaggio del Papa. Ignorato, collocato
in fondo ai giornali. Tutti pronti a parlare del Papa se evoca
il Natale di luci, regali e alberi colorati. Ma come il Papa
parla di pace, sotto sotto, vogliono dare ad intendere che
sono le parole di un vecchio malato. Ma questo messaggio di
pace, da un augurio lo trasformeremo in messaggio per le
genti”.
dal
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