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La Grande Inter


Quando si parla di Grande Inter si intende quella del Presidente Angelo Moratti, guidata dall'allenatore argentino Helenio Herrera, nel periodo durante il quale per tre volte si aggiudicò lo scudetto (1962/63, 1964/65, 1965/66), vinse la Coppa dei Campioni per due volte consecutive (1963/64 e 1964/65) e per due volte la Coppa Intercontinentale (1964 e 1965).

Sarti; Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Milani (Peir, Domenghini), Su嫫ez, Corso. Allenatore: Herrera.
Quale altra formazione, a distanza di tanti lustri, è impressa più di questa nella memoria di ogni tifoso, anche non nerazzurro? 

Da "Splendori e miserie del gioco del calcio", Eduardo Galeano

La Storia, Anni '60:
"Sarti, Burgnich, Facchetti..." di Daniele Radaelli
Da "Cento di questi anni, Inter" (La Gazzetta dello Sport)
 
Angelo Moratti trova finalmente l'allenatore giusto: Helenio Herrera rivoluziona il modo di fare calcio. Nasce la Grande Inter, e domina la scena mondiale con una formazione che ancora oggi è leggenda.

Giuliano Sarti, Armando Picchi, Tarcisio Burgnich, Aristide Guarneri, Giacinto Facchetti, Gianfranco Bedin, Luis Su嫫ez, Mario Corso, Jair da Costa, Alessandro Mazzola, Joaqu璯 Peir. (Allenatore: Helenio Herrera)
 
"Nunca te rindas", non arrenderti mai. E' una delle famose massime di Helenio Herrera, non leggendaria come "Taca la bala" (che il Mago aveva rubato alla parlata dialettale dei tanti veneti del gruppo) ma certamente significativa dello spirito che l'allenatore aveva trasmesso alla squadra: la Grande Inter. In cinque stagioni, dal 1962 al 1967, i nerazzurri entrano nella storia del calcio con tre scudetti, più uno perso in uno strano spareggio (al Bologna vennero ridati i 3 punti di penalizzazione inflitti per doping) e uno consegnato alla Juventus all'ultima giornata; due Coppe dei Campioni  (vinte sul Real Madrid e il Benfica) più una persa in finale con il Celtic Glasgow e due Coppe Intercontinentali strappate all'Independiente.

La Grande Inter - 1964 1965

La storia della Grande Inter comincia fra lo stupore generale l'1 agosto 1960: raduno a San Pellegrino. La squadra di Angelo Moratti non vince lo scudetto dal 1954. Agli ordini del nuovo allenatore argentino, cresciuto in Marocco, calcisticamente maturato in Francia e diventato famoso in Spagna, ci sono solo Corso, Guarneri e Picchi che troveremo protagonisti della cavalcata d'oro. Ma Herrera desta subito curiosità.

Sulla prima pagina della Gazzetta, un titolo recita: "Il drogaggio psicologico di Helenio Herrera". Perchè? Per la comparsa sui muri dello spogliatoio di cartelli con scritto a lettere cubitali frasi come "Classe + preparazione atletica + intelligenza = scudetto" o l'ordine perentorio "Nella vita devi avere l'ambizione di raggiungere il traguardo più alto possibile: il tuo traguardo è il titolo" che ampliava un concetto utilizzato da HH a Siviglia nel 1953: "¿Por qu no puedes ser el mejor?", perchè non puoi essere il migliore?

Al fianco di Herrera nel costruire il team vincente c'è un giovane dirigente allievo di Gipo Viani, Italo Allodi, chiamato da Moratti ... La squadra potrebbe centrare subito lo scudetto se la Commissione di Appello Federale non decidesse che Juventus-Inter, vinta a tavolino dai nerazzurri per invasione di campo, va ripetuta. Moratti ordina di mandare in campo la squadra giovanile (c'è Mazzola, goleador all'esordio) che è fatta a pezzi (9-1) da Sivori (6 gol). L'anno dopo ... Se ne va Angelillo e, per 250 milioni, arriva dal Barcellona Luis Suarez che sarà l'architetto del centrocampo. I giovani Facchetti e Mazzola entrano nella rosa dei titolari, sono ingaggiati Jair, Di Giacomo e Burgnich.

Finalmente, nel Campionato 1962-63, la cavalcata può cominciare. L'Inter chiude con 49 punti derivati da 56 gol segnati e solo 20 subiti. L'anno successivo si affaccia alla Coppa dei Campioni con un esordio contratto (0-0) a Liverpool contro l'Everton cui seguono sei partite vinte e un solo altro pareggio (a Dortmund) prima della finale a Vienna. Indimenticabile notte al Prater, la doppietta di Mazzola e la rete di Milani piegano il Real Madrid e vendicano pure i "cugini" rossoneri eliminati in semifinale dagli spagnoli. Gianni Brera coglie l'occasione di spiegare a chiare lettere le sue teorie definendo "critici stolidi" coloro che lamentano la poca spettacolarità del gioco dell'Inter: "Fantasia e senso estetico - dice - non contano più nulla se non si pongono come fine la vittoria". Lo scudetto va al Bologna nello spareggio di pochi giorni dopo quel 27 maggio.
La stagione successiva è quella dello slam. Arrivano Angelo Domenghini e Joaquim Peirò, i nerazzurri cominciano con un settembre di fuoco. Trasferta a Buenos Aires contro l'Independiente per l'andata della Coppa Intercontinentale. Si gioca nella bolgia dell'Avellaneda con gli spettatori che lanciano in campo biglie di vetro. Vincono gli argentini che però si inchinano a Mazzola e Corso nel ritorno. Non si contano i gol segnati per cui c'è la bella a Madrid: Mario Corso nei supplementari regala all'Inter il titolo mondiale.

In Campionato il Milan a fine gennaio ha 7 punti di vantaggio sull'Inter (dove intanto HH ha lanciato Gianfranco Bedin in mediana), poi però subisce una rimonta perentoria, cade (5-2) nel derby e chiude con 51 punti, 3 in meno degli uomini di Moratti.  La Coppa dei Campioni è un'altra galoppata serena sino alla semifinale. Il Liverpool vince 3-1 in casa, il ritorno a San Siro appare molto duro ma Corso, Peirò e Facchetti portano la squadra a un'altra finale che va in scena a San Siro. Rivale il Benfica, piegato, sotto un diluvio, da Jair con la complicità del portiere Costa Pereira. Stavolta bastano due partite con l'Independiente per fare il bis nella Coppa Intercontinentale. Il Campionato 1965-66 è una passeggiata, la Coppa dei Campioni no. ... E arriva la stagione del canto del cigno con lo scudetto ceduto a Mantova per una papera incredibile di Giuliano Sarti,...

La Grande Inter chiude la sua epopea, ma l'amore che ha generato è tale da resistere ancora oggi. ...

La Grande Inter 1965 - 1966

L'analisi tecnica:
"Suarez fonte del gioco, altrimenti ci pensa Corso" di Alberto Cerruti
Da "Cento di questi anni, Inter" (La Gazzetta dello Sport)

... Nove anni dopo il doppio scudetto di Foni, sulla panchina c'è un tecnico straniero, Helenio Herrera, che ricalca le stesse mosse, spostando un terzino, Picchi, alle spalle dei difensori. In porta all'inizio c'è Buffon, poi sostituito da Sarti, ma a parità di valore tra i due grandi portieri, la differenza la fanno gli altri giocatori. Picchi è il vero allenatore in campo che dirige la squadra e spesso suggerisce i cambi di marcatura. Burgnich a destra e Guarneri al centro si incollano agli attaccanti avversari, mentre Facchetti a sinistra diventa il primo terzino-goleador del calcio italiano, sfruttando la sua falcata e il suo tiro da ex attacante. Zaglio e poi Tagnin e Bedin sono i mediani che si alternano in mezzo al campo. Suarez è l'elegante regista che smarca i vari centravanti, prima Di Giacomo, poi Milani, e lo stesso Mazzola con Peirò, facendo scattare un micidiale contropiede perfezionato dalla velocità di Jair, incontenibile ala destra.
E quando il gol non arriva su azione ci pensa Corso, mancino di piede e numero 11 di maglia, a battere i portieri avversari con le sue punizioni definite a foglia morta. Difesa e contropiede. E' questa la ricetta vincente, anche se è sbagliato pensare che l'Inter di Herrera fosse solo una squadra cinica e spietata. La capacità di annullare gli avversari in difesa con l'anticipo di Burgnich e Guarneri, non facendoli respirare in mezzo al campo con la grinta di Tagnin e Bedin; le discese di Facchetti; le serpentine di Jair e Mazzola; i lanci di 40 metri di Suarez e i tocchi felpati di Corso rimangono spettacolo puro, custodito nella memoria non soltanto dei tifosi nerazzurri, ma di tutti quelli che amano il calcio.

Giuliano Sarti, Armando Picchi, Tarcisio Burgnich, Aristide Guarneri, Giacinto Facchetti, Gianfranco Bedin, Luis Su嫫ez, Mario Corso, Jair da Costa, Alessandro Mazzola, Joaqu璯 Peir. (Allenatore: Helenio Herrera)