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Inter Forever, Francesco Toldo racconta il progetto

'Sono molto orgoglioso di poter contribuire a diffondere l'idea di ciò che l'Inter rappresenta'

MILANO - Francesco Toldo racconta a Inter.it tutti i dettagli del progetto Inter Forever:

Francesco, come nasce Inter Forever?

'L'idea del progetto nasce da una mia chiacchierata con Giacinto Facchetti ai tempi in cui era presidente, mi spiegava che gli sarebbe piaciuto molto creare un legame tra i calciatori nerazzurri del passato e l'Inter del presente. Ho conservato gelosamente questo dialogo per riproporlo due anni fa a Massimo Moratti che ha voluto che sviluppassi l'idea. Dopo la meravigliosa esperienza come ambasciatore di Inter Campus, al quale rimarrò sempre legato, è arrivato il momento giusto per iniziare il progetto insieme ad uno staff di validi collaboratori'.

Attualmente chi coinvolge Inter Forever?

'Sono coinvolti tutti gli ex giocatori che diventeranno risorsa importante per tutta la società: Inter Club, area commerciale, ambito sociale, area comunicazione. Organizzeremo degli incontri con il settore giovanile per tramandare l'esperienza e i valori positivi dei grandi campioni del passato. Inoltre disputeremo partite sia con squadre di livello internazionale, sia con realtà locali a noi più vicine. Il fine è quello di sostenere le cause benefico-sociali: spirito che contraddistingue da sempre questa società'.

Forse non tutti i nostri tifosi sapevano che, come ci hai spiegato, stavi pensando di realizzare e rendere concreta l'idea di Inter Forever già da alcuni anni. Il battesimo ufficiale del progetto però va fatto coincidere con la data del 1 dicembre 2013, quando il presidente Thohir ha sposato appieno l'idea ed ha voluto che fosse lanciata proprio in occasione del suo debutto a San Siro. Una significativa legittimazione.

'Prima di rispondere vorrei tornare un momento indietro, per aggiungere una cosa che avevo dimenticato e che ritengo importante: nella realizzazione del progetto vorrei ringraziare Alberto Rovatti, segretario del settore giovanile durante la presidenza Pellegrini, che con Inter Master ha mantenuto unita la squadra radunando periodicamente i giocatori degli anni '70 e '80. Tornando alla domanda, in realtà è stata più una sorta di fortunata coincidenza. Quest'anno avevamo programmato di invitare alcuni ex giocatori ad ogni partita. Siamo partiti proprio con Inter-Sampdoria e il nuovo presidente ha dimostrato di voler valorizzare il progetto decidendo di svilupparlo maggiormente. Ci ha molto colpito il tempo che ha dedicato anche a chi ha disputato una sola partita nell'Inter. Ha incontrato molti ex calciatori nerazzurri in una sala dello stadio, regalando ad ognuno di loro una maglia personalizzata con il proprio nome e il numero che portavano da giocatori. Ha dimostrato grande rispetto per la storia nerazzurra'.

Nei prossimi mesi Inter Forever sarà protagonista di numerose altre iniziative anche al di fuori del campo. Non solo partite ma anche incontri con i tifosi. Ci puoi illustrare quali saranno le prossime tappe del progetto?

'Oggi, lunedì 17 febbraio, verranno a trovarci in sede Bergomi, Ferri, Ze Maria, Centofanti e Beccalossi. Faremo una sosta e un saluto allo store 'Brooks Brothers' per poi incontrare i tifosi al negozio 'Solo Inter'. Successivamente, lunedì 24 marzo, ad Appiano Gentile, verrà disputata una partita amichevole contro i dipendenti dell'azienda Oknoplast, top sponsor nerazzurro. Devolveranno una somma di denaro in favore di un bambino bisognoso di cure. L'altra partita che disputeremo sarà sabato 31 maggio contro gli Azzurrissimi, ex della nazionale italiana e contro gli ex giocatori del Barcellona. Sarà una sfida a 'showball' un sorta di calcetto un po' particolare. Un triangolare al Pala Facchetti di Treviglio, dedicato proprio all'ex presidente nerazzurro. E poi ci sarà una grandissima sorpresa tra la fine di maggio e l'inizio di giugno per celebrare i 50 anni dalla conquista della prima Coppa dei Campioni, ma non possiamo svelarvi ancora niente'.

Tu sei l'esempio attivo del sentimento che probabilmente tutti gli ex nerazzurri provano. Ma hai voluto fortemente compiere un passo oltre questo sentimento e ti sei adoperato per rendere ufficiale questo senso di appartenenza. Che cosa si prova a portare l'interismo in giro per il mondo?

'Il desiderio di poter fare qualcos'altro per ripagare l'Inter di quanto mi aveva dato, è sempre stato grande. Sono molto orgoglioso di poter contribuire a diffondere l'idea di ciò che l'Inter rappresenta. Il nostro club è composto da elementi validi. Direi di più, il tifoso interista è una persona che si distingue per eleganza, integrità morale, forte senso di appartenenza, pazienza oltremodo collaudata, gioia mischiata a sofferenza. Se ci fate caso, anche tra i personaggi dello spettacolo, generalmente, quelli che tifano Inter si distinguono per i loro modi sempre educati, per come si pongono e per la carriera di alto profilo che hanno avuto. Vorrei concludere con una frase contenuta nel libro 'Ora sei una stella' che secondo me spiega meglio di ogni altra cosa significhi essere interisti: 'E' dallo stile e dall'eleganza del cuore che si riconoscono gli interisti. Noi siamo Giacinto Facchetti'. Tutto questo è di una bellezza senza confini...

17-Febbraio-2014 Fonte: inter.it


 

TOLDO: "VI RACCONTO UNA STORIA... "

Venerdì, 06 Ottobre 2006 15:15:19
[FOTO Venerdì, 06 Ottobre 2006 15:15:19]

MILANO - Diego ha 39 anni, è un ex calciatore: portiere, ha giocato anche in serie B con il Venezia. Poi, un giorno, ha scoperto di dover giocare, solo con la sua famiglia, contro un avversario terribile, una malattia rara, difficile da curare, anche perché le terapie risultano molto care. La sua famiglia, per Diego, ha fatto tutto quello che poteva fare. Ha ceduto proprietà e attività commerciali per aiutare un figlio che, anche dal punto di vista psicologico, chiedeva aiuto.
 Una domenica pomeriggio, poco più di un mese fa, Diego e la sua famiglia hanno lanciato una appello in televisione: per portare avanti una partita che, da soli, potevano solo perdere. “Se potete, se volete, aiutateci”: lo dicevano con la semplicità delle persone che non sono abituate a chiedere aiuto, ma che devono farlo, perché purtroppo non hanno alternative. Durante il servizio Diego ha mostrato alla telecamera alcune foto di quando, promettente portiere, giocava e sorrideva al fianco dei campioni che incrociava sui campi o nel locale dei suoi genitori tra Padova e Vicenza. A un'immagine, in particolare, Diego era legato: la fotografia con Francesco Toldo, collega famoso e punto di riferimento nel ruolo.
 Francesco Toldo, quel servizio, lo ha visto. E, da quel giorno, Diego è un amico. E per un amico si fanno tante cose: lo si invita a Milano per assistere a una partita dell’Inter e per presentarlo ai compagni di squadra, si telefona ogni giorno anche solo per sapere che tempo fa, si esulta insieme quando – dopo un periodo estremamente negativo – Diego rialza la testa, decide che quella partita può ancora vincerla, anzi vuole vincerla, e anche le analisi, che prima erano sempre e solo negative, cominciano dare risultati positivi.
 Questa è la storia di Diego e Francesco. Due persone che si erano sfiorate una volta soltanto, per un sorriso in una fotografia, e che oggi sono due amici che giocano insieme per vincere un’importante partita. Se anche voi, come Toldo, come i compagni dell’Inter e come altri calciatori, avete voglia di dare una mano a Diego e alla sua famiglia, partecipanto all’iniziativa di solidarietà "Presta un euro per salvare una vita", queste sono alcune coordinate di riferimento:


Diego Murari

via A. da Romano 30

36060 Romano d'Ezzelino (Vicenza)

Posta elettronica: maieti@libero.it

Conto Corrente: n° 601980
ABI 6175
CAB 62520

Banca Carige, Filiale di Cittadella (Padova). www.inter.it

Ufficio Stampa
 

 

La rivincita del portiere nerazzurro: "Ho saputo reagire; dov'è ora chi mi chiamava vecchio? Le voci di mercato mi hanno soltanto stimolato" da www.gazzetta.it

Francesco Toldo, 33 anni, con il figlio AlessandroMILANO, 26 giugno 2005 - "Toldo, e il suo futuro?" è la domanda che gli ha ronzato nelle orecchie per mesi e mesi di questo anno per lui strano (e strano non perché finalmente ha vinto qualcosa con l’Inter). Solo che qualcosa è cambiato, adesso: prima Francesco Toldo rispondeva alzando le spalle, ora fa una risata grossa, compiacendosi per la battuta: "Io Tolderò, tu Tolderai, egli Tolderà...". Eppure, qualche mese fa, il suo destino nerazzurro sembrava una  storia già scritta. E non lo faceva ridere granché. 

— Invece, proprio così: c’è da stupirsi, Toldo?


"Nel calcio praticamente di nulla, lo lasci dire a me che ne ho viste di tutti i colori. Ma stupirsi di cosa, scusi?".

— Del fatto che Toldo sarà ancora il portiere dell’Inter.


"A prescindere dal tormentone di quella — io la chiamo così — fase di assestamento dello scorso ottobre, penso di essermi guadagnato e meritato la riconferma, anche se mi fa strano parlare di riconferma, visto che ho un altro anno di contratto: quando uno ha un rendimento alto, è giusto che abbia anche delle gratificazioni".

— Dunque è stato un buon campionato?


"Ho vinto, e aspettavo di farlo da quattro anni: certo che sì".

— Si parlava di rendimento singolo: lei pensa di aver giocato un buon campionato?


"Forse, in assoluto, a livello personale avevo fatto meglio nella mia prima stagione all’Inter. Però quest’anno credo di aver dimostrato ancora una volta di essere un portiere da Inter: non è poco".

— C’è stato un momento, anche uno solo, in cui le è capitato di dire a se stesso: la mia storia con l’Inter è finita, l’anno prossimo si cambia aria?


"Non mi sono mai posto il problema. Nel momento in cui poteva anche essere normale pensarci, l’unico problema che mi ponevo era quello di stringere i denti e guardare oltre".

— Oltre le molte voci di mercato?


"Quelle semmai mi hanno stimolato: di sicuro non mi hanno messo in difficoltà".

— Ma c’è qualcosa che, invece, l’ha messa in difficoltà davvero?


"Guardi, io ho capito che pretendere di avere sempre e solo carezze è sbagliato. In una squadra arriva sempre il momento in cui qualcuno si prende delle critiche, stavolta è toccato a me e me le sono beccate".

— E poi?


"Mi sono tappato le orecchie di fronte a tutto ciò che non ritenevo costruttivo e non mi sono tirato indietro. Anzi, sono andato avanti, cercando soltanto fiducia: in me stesso e in chi ha lavorato con me. E mi sono preso le mie soddisfazioni".

— Tipo?


"Tipo dar torto a chi di me ha detto che, a 33 anni, sono ormai vecchio, finito. Spero che certi fenomeni abbiano perlomeno il coraggio e l’onestà di rimangiarsi tutto: vecchi saranno loro".

— Visto che non è vecchio, ha anche pensato a quanti anni giocare ancora?


"Quando mi farò questa domanda, vorrà dire che sarò diventato vecchio davvero. No, non mi è ancora capitato di aver voglia di farmela. Anche se so perfettamente di non avere più vent’anni".

— Visto che il suo contratto scade fra un anno, avrà pensato almeno a prolungarlo.


"Di questa cosa deve parlare la società. Io non so niente, non ho sentito niente: devo pensare soltanto a fare bene, anzi il meglio possibile, l’anno prossimo. A questa età, pianificare il futuro non serve. O comunque non è più così fondamentale".

— Arrivando a Milano, lo aveva fatto. Sono qui — disse — perché sono sicuro che con l’Inter potrò fare quello che non sono riuscito a fare finora: vincere. Ci ha messo quattro anni e per ora ha vinto quello che si era già preso con la Fiorentina: una coppa Italia.


"Purtroppo abbiamo buttato via un tesoro il primo anno: quello scudetto perso all’Olimpico avrebbe cambiato la storia dell’Inter. Però poi ci abbiamo riprovato sempre e in Champions League per due volte ci siamo ritrovati fuori dopo essercela giocata alla pari".

— Dunque resta ottimista.


"Sì, perché le vittorie sono sempre il frutto di una programmazione e ora l’Inter sta facendo un ottimo lavoro. La coppa Italia viene snobbata da molti, però non è venuta per caso e mi piace che in tanti l’abbiamo definita un antipasto. Per noi, anche psicologicamente, può essere quello che lo scudetto del 2002 avrebbe potuto essere e non è stato: qualcosa che cambia la storia, appunto".

— E al di là dell’aspetto psicologico, da dove si riparte fra due settimane?


"Da una consapevolezza: che l’Inter, dalla 13ª giornata in poi, ha giocato un altro campionato. E ha dimostrato un gran bel carattere e un gran bel gioco. L’Inter, al calcio vero, ha giocato benissimo: sfido chiunque a dire che non abbiamo giocato il miglior calcio d’Italia".

— Ha visto questo, da là dietro?


"Il portiere certe cose le sente, meglio di tutti se vogliamo: perché se butti la palla avanti e ti torna sempre subito indietro, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Il possesso palla dell’Inter, invece, è stato una costante: sempre e contro chiunque. E nel calcio, se possibile, il gioco si comanda, non si subisce: soprattutto se sei l’Inter".

— Sempre vista da dietro: l’Inter ha bisogno del grande difensore che sta cercando?


"Ai giocatori si dice sempre che devono pensare a giocare, no? Mi sta bene, anzi benissimo: io penso a parare, al mercato pensano i dirigenti".

— Si è pentito di aver detto addio alla Nazionale?


"Sta scherzando? Mi sto riprendendo adesso, dopo più di dieci anni passati ad andare in continuazione in ritiro. Che pesanti, i ritiri: non ci si potrebbe presentare il giorno della partita a mezzogiorno, già "mangiati"?...".

— Bell’esempio, dato da uno che a cominciare dalla prossima stagione dovrà fare da chioccia al portiere dell’Inter del futuro...


"Questa della chioccia mi ha sempre fatto sorridere, dalla prima volta che l’ho sentita. Trovo sbagliato assegnare dei ruoli così: l’unico nostro ruolo è dare il meglio, ogni giorno. Anche perché, se fai così sei già una chioccia: dai comunque un esempio. E non solo al tuo dodicesimo, ma a tutta la squadra".

— Il veleno in fondo: le fischiano le orecchie tutte le volte che sente parlare di Buffon e Dida come delle prime fondamenta delle vittorie di Juve e Milan?


"E’ una cosa che non mi ha mai pesato: io conosco il mio valore e la sicurezza che posso dare alla mia squadra".

— Dunque si sente alla loro altezza?


"Non sta a me dirlo. Come non sta a me pensare di dovermi misurare con nessuno: a 33 anni, se mi è consentito dirlo, non ne ho bisogno".

 

Intervista a Toldo, che analizza la stagione che scatta sabato ed esalta il nuovo tecnico: "Il gioco ora lo imponiamo noi. Adriano fa paura, Vieri è carico

MILANO, 7 settembre 2004 - Non parlava da parecchio, Francesco Toldo. «Credo che noi calciatori siamo troppo inflazionati. Se non ho niente da dire, parlare a vanvera mi sembrerebbe una presa in giro verso i tifosi». Ecco allora che il portierone dell’Inter e (forse) ex della Nazionale, prima di recarsi a Padova in qualità di padrino di un torneo di ragazzini, svuota un sacco pieno di aspettative, sassolini nelle scarpe e giudizi mai banali.
- Nell’ultimo giorno di mercato ha perso un amico e trovato un rivale...
«La partenza di Cannavaro mi dispiace perché se ne va un grande uomo e un grande calciatore, il capitano della Nazionale. Sono scelte societarie su cui non ho nulla da dire. Sono sicuro che, malgrado i recenti infortuni, Fabio abbia molti anni davanti a sé».
-  L’arrivo di Fabian Carini le toglie tranquillità?
«Assolutamente no. Anzi, credo che la società faccia bene a programmare il futuro. La concorrenza inoltre alza il livello del gruppo».
- Dal gruppo azzurro in compenso lei si è chiamato fuori.
«Giusto così. Lippi sa che sono disponibile in caso di emergenza, altrimenti mi dedicherò solo all’Inter e largo ai giovani».
- Tra gli emergenti chi le piace di più?
«Dietro a Buffon, vedo bene Pelizzoli e De Sanctis. Poi ovviamente c’è Abbiati, ma deve giocare. L’invasione degli stranieri ha tolto spazio anche a noi portieri».
- A proposito del vostro ruolo, qualcuno la critica per certe uscite a vuoto.
«Accetto serenamente le critiche, ma credo che debbano giudicarci solo gli ex portieri perché il nostro è un ruolo davvero atipico. Detto questo, sulle uscite devo sicuramente migliorare, non mi sento certo arrivato. Rispetto al passato oggi è tutto più difficile perché si gioca a una velocità incredibile e i cross sono sempre tesi. Senza considerare i nuovi palloni, più leggeri, che non ci aiutano di certo. Inoltre...».
- Dica dica
«Credo che una certa critica sia un po’ prevenuta nei miei confronti. C’è chi l’anno scorso ha subito più gol di me, ma nel suo caso la colpa era dei compagni di reparto. Mi riferisco a Gigi Buffon, certo, un amico che peraltro a volte fa un autocritica addirittura esagerata».
- Veniamo all’Inter. Con il Basilea la gente si è divertita parecchio.
«Abbiamo giocato benissimo, eravamo molto determinati. Abbiamo sempre cercato di fare noi la partita. Siamo tutti convinti che togliendo all’avversario metri e respiro lo metteremo sotto. Certo, dobbiamo migliorare in varie situazioni, ma abbiamo potenzialità enormi».
- Eppure, a fronte di palle gol a manciate, agli svizzeri avete concesso troppo. C’è chi vede nella difesa il punto debole dell’Inter.
«Non sono d’accordo. Dobbiamo lavorare molto sui meccanismi difensivi, ma intesi come movimenti di tutta la squadra nelle situazioni di non possesso palla».
- E’ anche possibile che con il gioco offensivo predicato da Mancini, con i terzini che spingono molto, siate destinati a fare più gol, ma anche a subirne di più?
«Non credo. Io so solo che devo incerottare la porta. Le vittorie dipendono da tutti, anche da chi deve impedire le reti avversarie. Ma il vero punto è un altro. In carriera ho avuto tanti allenatori, ma solo chi è riuscito a capire che la miglior difesa è l’attacco ha davvero svoltato».
- Mancini le sembra sulla buona strada?
«Con lui ho già lavorato a Firenze e vinto una coppa Italia. L’ho ritrovato convinto e determinato, semmai mi ha stupito il suo coraggio. Pur essendo giovane, è arrivato alla Pinetina ben deciso a modificare a sua immagine e somiglianza un ambiente un po’ giù. L’Inter aveva un gran bisogno di una guida sicura nel tempo».
- Mancini ha anche parlato da subito di divertimento con il pallone. E’ davvero possibile nel calcio moderno?
«Coniugare vittorie e divertimento è facile a parole. Ma se ci riesci diventa un cocktail micidiale. Anche perché se giochi male può arrivare qualche vittoria, ma scudetto o Champions non le vinci. Nel nostro spogliatoio c’è allegria, ma soprattutto la consapevolezza che dobbiamo fare tanti sacrifici».
- Veron e Davids in effetti hanno parlato di gruppo molto unito, malgrado le tante facce nuove.
«Credo che l’aspetto fondamentale per noi sia che ora ognuno sa perfettamente quel che deve fare in campo. Ora dobbiamo ripetere i movimenti fino alla noia, poi al resto penseranno i tanti campioni in rosa».
- Chi l’ha sorpresa particolarmente?
«Detto dell’eleganza di Veron, il cui calcio è poesia, quello che mi impressiona di più è Adriano. Gli avversari tentano di fermarlo in ogni modo, ma gli rimbalzano contro! In partitella ho giocato fuori dai pali e dopo un contrasto con lui sono rimasto stordito per un po’. A questa forza aggiunge la sua tecnica brasiliana, logico che sia diventato il nuovo idolo dei tifosi nerazzurri. Buono in spogliatoio, spietato in campo».
- E di Vieri, il trascinatore nerazzurro degli ultimi cinque anni, cosa ci dice?
«Come per tutta la squadra, il segreto è dimenticare il passato, anche in negativo. Bobo l’anno scorso ha giocato anche con infortuni di cui la gente non era a conoscenza e ha vissuto momenti difficili. Ora lo vedo in grande ripresa fisica e mentale, come si è visto anche a Spezia venerdì. Lui e Adriano insieme? Tutto starà alla loro intelligenza. Non credo ci voglia molto ad adattarsi, basta facciano i movimenti giusti, dunque diversi tra loro, e potranno giocare assieme fino all’eternità».
- Veniamo a un altro compagno che ha avuto qualche problema: van der Meyde.
«Se uno sente fiducia nell’ambiente rende al 100%, altrimenti è meglio che cambi aria. Andy è legato ai compagni, anche se sente la nostalgia di casa. Capisce l’italiano, ma fatica a parlarlo. Non era convinto di restare, ma dopo che Mancini gli ha fatto capire che credeva davvero in lui ha ammesso di essersi sbagliato ed è ripartito con una nuova carica».
- Qual è la sua griglia del nuovo campionato?
«Inter, Milan e Juventus sopra a tutte, la Roma penso sia un gradino sotto. Poi tutte le altre. Purtroppo l’epoca delle sette sorelle che potevano vincere lo scudetto è tramontata. Oggi le tre grandi si spartiscono più di metà dei tifosi italiani e del mercato mediatico. E’ un problema da risolvere».
- La Fiorentina in compenso si è mossa benissimo sul mercato.
«Firenze fa parte della storia del calcio italiano. Ora inizia un ciclo nuovo, con le persone giuste. Non dico che è da quinto posto solo perché se poi arriva sesta a Mondonico fanno la festa. E’ una piazza caldissima, cui non viene facile digerire l’arrivo di tanti ex juventini».
- Anche Valencia è una piazza caldissima, che peraltro vive Francesco Toldo come un incubo...
«Due vittorie della Liga negli ultimi tre anni dicono tutto sulla squadra di Ranieri. Hanno il morale a mille, ma noi quest’anno andremo al Mestalla per imporre il nostro gioco. Basta con i miei miracoli».
- Che ricordo serba di quelle due notti spagnole in cui parò l’impossibile e regalò la qualificazione all’Inter?
«L’immagine che non dimenticherò mai è quella di Farinos che va in porta dopo la mia espulsione. Francisco con la maglia fino alle ginocchia e i guantoni sproporzionati. Troppo buffo».
- Come vede il vostro girone di Champions?
«Del Werder so che tutti i giocatori sono almeno un metro e novanta. L’Anderlecht in casa è temibile, come dimostra il 3-0 al Benfica del Trap. I loro tifosi sono caldissimi, lì sarà un inferno. In Europa il gioco viene interrotto meno, si gioca di più ed emergono i veri valori. Diciamo che in Europa vincono i più forti, in Italia i più furbi».
- Insomma, tra scudetto e Champions League lei preferirebbe...
«Non ho dubbi. Fare il furbo...».

 

TOLDO: "TUTTE LE MIE FORZE"
Sabato, 27 Marzo 2004 12:05:03

APPIANO GENTILE - Il settimanale televisivo "Dribbling", in onda oggi su Rai Due a partire dalle 13.25, ha incontrato venerdì Francesco Toldo al centro sportivo "Angelo Moratti". Inter.it vi propone, in anteprima, il testo dell'intervista rilasciata dal portiere nerazzurro.
Parliamo di questa sua stagione contraddistinta da alti e bassi. Qualche critica, a volte eccessiva, e anche degli elogi...
"A volte sono eccessivi gli elogi quando le cose vanno bene ed eccessive le critiche quando le cose vanno male. A inizio anno abbiamo passato un periodo negativo, un mese in cui ci è successo di tutto. Quando in campo sbaglia un partiere ci si ricorda molto di più rispetto a quando commette un errore un altro giocatore. In quei periodi devi tenere duro, il bello dello sport è che ti dà sempre la possibilità di dimostrare quello che realmente vali".
Si può dire che quello in corso è stato il più delicato dei suoi tre anni nerazzurri?
"Sicuramente. All'Inter non avevo mai passato un periodo come quello vissuto a inizio anno. Ma mancano ancora otto partite e siamo nei quarti di finale di Uefa Cup , a me piace fare i conti sempre alla fine".
Torniamo a Toldo. Dopo un mese atipico a livello di prestazioni, è tornato ad essere il vero Toldo. Dove e come ha trovato la forza per reagire e per tornare ad essere quel grande portiere che è?
"Nei periodi in cui le cose vanno tutte storte ti stanno vicino le persone che veramente ti vogliono bene. Da lì attingi parecchie forze, soprattutto a livello familiare. Quando una persona vive bene in famiglia ha delle sicurezze in più. Il ruolo del portiere è talmente delicato che basta un palo interno o un palo esterno colpito dagli avversari per dare un giudizio alla partita, anche se questo non lo trovo giusto. La forza si trova dentro se stessi, bisogna stare tranquilli e lavorare sui quegli errori che non vuoi più commettere. L'autostima e la convizione nei propri mezzi, insieme all'ambiente che ti circonda, ti permettono di uscire da una situazione strana".

Ufficio Stampa www.inter.it

TOLDO TESTIMONIAL DI SOLIDARIETÀ
Martedi, 16 Marzo 2004 13:52:41

CAVAZZALE DI MONTICELLO C. - Organizzata da Vicenza Press con la collaborazione dell'Associazione Italiana Calciatori, rappresentata dal suo segretario operativo Gianni Grazioli, si è tenuta ieri sera vicino a Vicenza una serata benefica allo scopo di raccogliere fondi per l'Assocazione "Villaggi SOS di Vicenza" a sostegno dei bambini in difficoltà.
Ospite d'eccezione Francesco Toldo, accompagnato da Adriano Bardin allenatore dei portieri della Nazionale Italiana, mentre a fare gli onori di casa nelle vesti di moderatore della serata Alberto Nuvolari, presidente dell'Unione Stampa Sportiva Italiana. Di fronte al portiere nerazzurro si è ritrovata una una nutrita platea di tifosi composta per lo più da soci degli Inter Club delle province di Vicenza, Padova e Rovigo. Nel dettaglio erano presenti i club: Altavilla, Alto Vicentino, Bassano Nerazzurra, Basso Vicentino, Caldogno, I Leoni, Lonigo, Marostica, Abano Terme, Montagnana, Rovigo, S.Andrea di Campodarsego e Villa del Conte, guidate dai due coadiutori provinciali Gustavo Ceolato e Andrea Rizzi.
Dopo aver risposto con la solita grande disponibilità il rituale assalto dei numerosissimi cacciatori di autografi e foto ricordo, Francesco Toldo ha dato vita ad un simpatico botta e risposta con gli altri commensali, rispondendo a tutte le domande dei tifosi. Battute, riflessioni e commenti sottolineati a più riprese da scroscianti applausi, soprattutto quando il portiere nerazzurro ha ringraziato i tifosi che hanno sostenuto la squadra durante la gara contro il Chievo.
Il successo del binomio sport e solidarietà, che ha fatto da filo conduttore per l'intera serata, si è poi concretizzato in una generosa donazione a Massimo Torregiani, rappresentante del "Villaggio SOS di Vicenza".

Altre informazioni ed approfondimenti sugli Inter Club:
interclub.inter.it

TOLDO: "DOVREMO INIZIARE ALLA GRANDE E NON MOLLARE FINO ALLA FINE"
Sabato, 19 Luglio 2003 14:42:37

RISCONE DI BRUNICO - Prima mattinata di allenamenti per il portiere nerazzurro Francesco Toldo e prima conferenza stampa con i giornalisti al seguito della squadra.
Come inizia la stagione nerazzurra, quali aspettative?
"Ad inizio stagione è il momento per fare dei buoni propositi, ti presenti con una voglia speciale, pieno di energie. Tutti vogliono vincere, e in special modo l'Inter, ma non deve diventare un'ossessione il fatto di non aver vinto in questi anni. Vincere è una conquista che si fa per gradi. Vorrei innanzitutto che iniziassimo come abbiamo iniziato le stagioni precedenti, rimanendo sempre in testa fino ad un certo punto, ma senza farci superare nel finale. Vorrei che giocassimo un campionato con un ottimo inizio, tenendo duro, e poi arrivassimo anche
a disputare un ottimo finale di stagione"
 

TOLDO: "LA ROSA DELL'INTER È AMPIA ED ECCELLENTE, DAVANTI ABBIAMO TANTISSIME ALTERNATIVE DI VALORE"

RISCONE DI BRUNICO - Prima mattinata di allenamenti per il portiere nerazzurro Francesco Toldo e prima conferenza stampa con i giornalisti al seguito della squadra.
Pensi che poter cambiare modulo sopratutto in difesa sia un vantaggio o un segno di debolezza?
"Non so cosa succederà in difesa, ma lo considero un valore aggiunto. Devi sempre poter avere delle soluzioni alternative, soprattutto se sei una squadra del calibro dell'Inter"
Gli acquisti fatti però vanno nella direzione del 4-4-2. Non credi siano un po' limitativi?
"La rosa dell'Inter è ampia ed eccellente, dalla metà campo in su ci sono tantissime alternative e questo penso sia solo un vantaggio"

TOLDO: "ALLA MIA ETÀ L'OBIETTIVO È QUELLO DI CONFERMARSI ALL'ALTEZZA"

RISCONE DI BRUNICO - Prima mattinata di allenamenti per il portiere nerazzurro Francesco Toldo e prima conferenza stampa con i giornalisti al seguito della squadra.
In questa fase della tua carriera , pensi ancora di poterti migliorare?
"Alla mia età la sfida non è più di migliorarsi, ma di mantenersi. Quando giochi oltre cinquanta partite più la nazionale e tutto il resto devi cercare di confermare il tuo rendimento. L'obiettivo iniziale è sempre quello di prendere meno gol possibili, garantendo la massima sicurezza a tutti i miei compagni"
Toldo - Nuova maglia Inter 2003-2004 - dal Sito Ufficiale  www.inter.it
Cosa pensi del calcio mercato di quest'anno?
"In generale ho visto più attenzione nell'investire i soldi. All'Inter sono arrivati ottimi giocatori. Dispiace molto per chi è stato escluso, ma auguro loro di ripartire con il massimo slancio"

TOLDO: "STAM? UNO CHE TI DA SICUREZZA, CHE È LA STESSA CHE TI DA CIASCUNO DEI DIFENSORI DELL'INTER"

RISCONE DI BRUNICO - Prima mattinata di allenamenti per il portiere nerazzurro Francesco Toldo e prima conferenza stampa con i giornalisti al seguito della squadra.
Lo scorso anno avete subito molti gol, hai trovato dentro di te un perché?
"Dobbiamo imparare a difenderci meglio, non solo rinferendomi a quei tre o quattro difensori, ma tutti. La squadra deve essere un corpo unico, questo è quello che insegnano le squadre che hanno vinto negli ultimi anni"
Pensi che occorrano anche dei rinforzi in difesa?
"Io penso al mio ruolo, a quello che devo fare, cioè allenarmi bene, parare, fare le interviste. A tutto il resto ci pensano i dirigenti dell'Inter"
Ma credi che uno come Stam possa garantirvi una maggior sicurezza?
"Stam è un grande campione, che ti da sicurezza ovunque lo metti, ma allo stesso tempo, se prendi ciascuno dei difensori dell'Inter, ovunque lo metti, ti garantisce la medesima sicurezza. Noi non dobbiamo garantirci sicurezza solo in campo, ma anche fuori, con l'opinione pubblica"       notizie dal sito ufficiale www.inter.it

Visita il Sito Ufficiale di Francesco Toldo:  http://www.francescotoldo.it 
Notizie dal sito: http://it.uefa.com/competitions

L’Inter deve il passaggio del turno al suo portiere Francesco Toldo, autore di una serie di parate prodigiose. Una magistrale prestazione di Francesco Toldo ha permesso all'Internazionale di approdare alle semifinali di UEFA Champions League a spese del Valencia CF. Nel prossimo turno l'Inter incontra il Milan.

Incontro palpitante
La squadra di casa tirava 27 volte, di cui 13 nello specchio della porta, ma il gol in trasferta realizzato in apertura da Christian Vieri si rivelava decisivo. Anche se il rapido pareggio di Pablo Aimar e il gol di testa di Rubén Baraja nella seconda frazione alimentavano le speranze del Valencia. Alla fine la vittoria per 2-1 del Valencia era vanificata proprio da quel gol messo a segno dall'Inter in trasferta.
Tattica offensiva
I campioni di Spagna, che speravano in una finale come quelle conquistate con Héctor Cúper nel 2000 e nel 2001, schieravano in avanti Juan Sánchez accanto a John Carew, con Aimar a supporto. David Albelda non era disponibile in quanto squalificato. L'Inter di Cúper inseriva Giovanni Pasquale come esterno difensivo sinistro al posto dell'infortunato Francesco Coco, Carlos Gamarra in difesa e Stéphane Dalmat come ala sinistra.
Vieri a segno

L'Inter sapeva che un gol in trasferta avrebbe costretto il Valencia a segnare tre reti e al quinto minuto colpiva. Su una palla in profondità di Hernán Crespo, Roberto Ayala sbagliava l'intervento e regalava la palla a Vieri, già in gol a San Siro. Il primo tiro dell'attaccante nerazzurro veniva fermato da Santiago Cañizares, ma sulla respinta del portiere Vieri appoggiava in rete.
Reazione immediata
Il Valencia non si perdeva d'animo e replicava due minuti dopo. Nell'area dell'Inter Carew superava superbamente Iván Cordoba e serviva Aimar che eludeva l'intervento di Gamarra e depositava la palla alle spalle di Toldo. Sullo slancio il Valencia dominava il resto del primo tempo mentre Toldo si superava parata dopo parata.
Toldo strepitoso
Immediatamente dopo il gol Toldo parava in tuffo una potente punizione di Aimar. Poi bloccava un tiro di Angulo poco dopo che lo stesso aveva crossato per Carew senza che quest'ultimo riuscisse ad impattare il pallone. Vieri era costretto a lasciare il campo al 32' per un infortunio al ginocchio, ma ciò non aveva influenza sulla partita perché la palla era sempre nella metà campo dell'Inter. Toldo negava a Carew il gol e alla fine del primo tempo si produceva in tre strepitose parate consecutive, due su Vicente Rodríguez e una su Anthony Réveillère.
Baraja a segno
Per l'Inter non c'era tregua nemmeno dopo l'intervallo. Al 50' Baraja si vedeva respingere da Toldo una cannonata al volo. Ma il giocatore non aveva tempo di rammaricarsi. Sul calcio d'angolo successivo, infatti, incornava in tuffo il cross di Aimar e batteva Toldo. A un solo gol dalla qualificazione il Valencia veniva in avanti con rinnovata decisione, ma il portiere nerazzurro tornava a essere insuperabile. Prima usciva su una palla filtrante di Baraja destinata a Vicente, poi diceva di no ad Angulo.
Pressione inutile
Lo stesso giocatore si vedeva negato il gol al 75' con tutta l'Inter arroccata in difesa. Subito dopo i nerazzurri operavano un contropiede che portava al tiro ravvicinato il subentrato Alvaro Recoba, ma Cañizares respingeva di piede. Ma l'eroe della serata restava il suo collega di ruolo e avversario nerazzurro, che riusciva a negare la terza rete ai padroni di casa.

                     Inter nelle mani di Toldo  Martedì, 22 aprile 2003

Francesco Toldo al Mestalla spera di ripetere la strepitosa prestazione dello scorso anno.Francesco Toldo ha vissuto una serata molto animata nella sua ultima visita allo stadio Mestalla. Il portiere dell'Internazionale FC è stato espulso nel finale della partita del ritorno dei quarti di finale della Coppa UEFA della scorsa stagione. I nerazzurri riuscirono comunque a vincere 1-0 e passare il turno dopo l'1-1 dell'andata.

Ritorno in Spagna
Un anno dopo, il 31enne Toldo torna in Spagna, nello stesso stadio, ma questa volta per la UEFA Champions League. Stavolta l'Inter ha un gol di vantaggio grazie all'1-0 firmato da Christian Vieri due settimane fa a San Siro. Toldo è convinto che la sua squadra riuscirà ad imporsi anche questa volta.

Forma smagliante
"Spero che la gara sia più tranquilla di quella dell'anno scorso", dice Toldo dall'alto del suo metro e 96. Si riferisce all'avvincente confronto che vide Nicola Ventola portare in vantaggio l'Inter nei minuti iniziali prima dell'assedio del Valencia alla sua porta. La squadra di casa non poté nulla contro un Toldo in forma smagliante. Il portiere si esibì in una serie di parate eccezionali, fra cui due spettacolari respinte su tiri di Francisco Rufete e Vicente Rodríguez.

Finale drammatico
Riflettendo su quell'emozionante serata Toldo spiega: "Ho dovuto fare gli straordinari e abbiamo fatto soffrire i tifosi più del dovuto". I nerazzurri erano ormai a nervi scoperti quando il portiere ricevette il secondo cartellino giallo per perdita di tempo a cinque minuti dalla fine. L'ex centrocampista del Valencia Francisco Farinós lo sostituì in porta ma l'Inter riuscì a resistere e ad infliggere al Valencia la prima sconfitta casalinga in Europa dopo quasi 10 anni.

Duo micidiale
Gli spagnoli tenteranno dunque di prendersi una rivincita e il padovano Toldo prevede che, come due settimane fa, le maggiori insidie verranno da Pablo Aimar e John Carew. Nella partita di andata a San Siro, il fantasista argentino era certo di aver segnato al 63', ma Toldo si è esibito in una straordinaria deviazione con una sola mano. "Credo che Aimar e Carew siano i giocatori più pericolosi del Valencia - avverte Toldo -. Aimar è molto rapido e difficile da controllare. È lui che dirige il gioco del Valencia. Carew è molto potente ed ha un tiro di destro molto difficile da bloccare".

Concentrato sulla partita
Toldo ha giocato in tutte e 13 le partite dell'Inter in UEFA Champions League in questa stagione ed è certamente in grado di neutralizzare ancora una volta gli attaccanti del Valencia. Proprio lui e Gianluigi Buffon, suo rivale per la maglia numero uno della nazionale, sono i portieri preferiti dell'estremo difensore del Valencia Santiago Cañizares. Una ragione in più per sentirsi ottimista.

Niente nervi
Toldo continua: "Non siamo affatto nervosi, come invece alcuni ci definiscono. Non sanno quel che succede nello spogliatoio dell'Inter". Ma il Valencia crede comunque di poter perforare la difesa dei nerazzurri. Una difesa che in questa edizione della UEFA Champions League ha già subito 16 gol, un record negativo condiviso solo dal Manchester United FC fra le otto squadre ancora in lizza.

Approccio difensivo
Carew è fiducioso sulle possibilità della sua squadra di "vincere la partita". Il norvegese spiega: "Credo che giocheranno con una mentalità molto difensiva. Dovremo far girare il pallone e giocare sulle fasce. Saremo noi ad avere il possesso di palla e dovremo spingere per tutti i 90 minuti." Questa volta Toldo intende restare in campo per tutta la partita, quindi il Valencia farà bene ad ascoltare i consigli di Carew.


Francesco Toldo


Generalmente si chiamano parate, ma lui, ultimamente senza falsa ironia, fa veri e propri miracoli. 

Toldo - foto da  www.migamma.it(San) Francesco Toldo, portiere dell'Inter, inaugura il suo nuovo sito ufficiale realizzato in Flash, in cui è possibile trovare informazioni sulla carriera del campione, l'agenda degli impegni, un'ampia galleria fotografica e una sezione utile per aspiranti portieri: Teoria e pratica per parare alla grande!

 

(Tratto da  www.migamma.it)

  Dal sito: http://fifaworldcup.yahoo.com/en/t/t/pl/155977/

Profile:
In any other national team Francesco Toldo would probably have more than 50 caps by now. That he has less than half is a testament to the standard of goalkeeping in Italy's Serie A and in particular his battle for the No 1 jersey with Gianluigi Buffon. Which of the world class keepers will claim the spot between the posts remains a source of heated debate over pasta and wine.

Toldo was a member of the Italian squad for the 1998 FIFA World Cup France
TM but did not play a match. He got his shot at the UEFA European Championship Belgium/The Netherlands 2000 after Buffon broke his hand prior to the start of the tournament. He responded admirably and played superbly, helping Italy reach the final. Perhaps his best performance in the tournament came in the semi-finals, when he stopped four Dutch penalty shots as Italy ousted Holland via the penalty-kick shootout.

Toldo has played his entire career in Italy. He was with AC Milan early in his career but eventually moved on, stopping at Verona, Trento, and Ravenna along the way before making his mark at Fiorentina. Between 1993 and 2001, Toldo was the first choice at the Florence club in both Serie A and Champions League matches.

After Fiorentina, Toldo moved to Inter Milan where his leadership and brilliant saves have had more than just a hand in Inter's resurgence.

Though Toldo only started three qualifiers in the run up to the 2002 FIFA World Cup Korea/Japan, he is very much an important member of the Italy squad and can be counted on to be an emotional leader for his team regardless of whether he starts games on the bench or between the posts

www.inter-calcio.it